LO SCHIENALE DELL’ASINO E ALCUNE NOTE SUL VESTITO (CRESTA PASSO E MONTE)

La Cresta del Vestito è il tratto del crinale apuano principale compreso tra il Macina e il Passo del Vestito; essa è percorsa, sul filo o nei pressi, dal sentiero CAI 150, ben noto ai frequentatori delle Apuane, e non ha certo bisogno di essere descritta in questo sito: eccettuate però alcune interessanti digressioni che si possono fare dal tracciato CAI.
A circa metà della Cresta del Vestito si trova un nodo orografico (q. 1384.7 m CTR = 1389 m Guida CAI-TCI) da cui il crinale spartiacque – fin qui orientato a Sud – piega a Sudovest, mentre a Sud prosegue un crinale secondario, tutto interno alla Valle del Serchio, che un po’ a valle di una q. 1249.7 m si divide in due rami basali: essi scendono l’uno a Sud e l’altro a Sudest e sono incrociati dal sentiero CAI 153 che collega Le Gobbie ad Arni; a una sella un po’ a Nord della q. 1249.7 m giunge da Est il sent. 155 proveniente dal rifugio Puliti. Saliti lungo l’uno o l’altro dei due rami e dopo aver percorso, dopo il loro punto di congiunzione, il primo tratto della cresta Sud propriamente detta dello Schienale dell’Asino, da tale sella si può ancora continuare sul filo, ma come si dirà più avanti conviene invece proseguire sul sentiero CAI, che corre un po’ sotto il crinale sul lato di Arni, fino alla q. 1384.7 m e al bivio immediatamente successivo con il sent. 150.
Sia la cresta Sud della q. 1384.7 m che i suoi due rami basali sono rocciosi e attraenti, e meritevoli di essere percorsi. Per iniziare dal ramo Sud conviene partire dalle Gobbie sul sent. 153, da cui lungo tale ramo si raggiungerà prima la congiunzione con quello Sudest e poi il sent. 155, con il quale si salirà alla q. 1384.7 m e al bivio con il sent. 150; su quest’ultimo si ritornerà verso sinistra alle Gobbie. Per iniziare dal ramo Sudest conviene partire da Arni o dal rifugio Puliti con il sent. 153 e raggiungere la statua della Madonna del Cavatore; dopo la congiunzione con l’altro ramo si confluirà nel sent. 155 con il quale, a destra, si ritornerà al rif. Puliti e ad Arni; oppure a sinistra, più lungamente, si raggiungerà il sent. 150, si proseguirà con esso fino al Passo Sella e si tornerà ad Arni con la marmifera, eventualmente lasciandola in basso per seguire il sent. 141 fino al rif. Puliti. Le descrizioni seguenti si riferiscono soltanto alle creste dello Schienale dell’Asino; per il resto delle gite qui sopra suggerite, che si svolge su sentieri CAI, non serve nulla di più dei cenni appena forniti.
N.B. – A giudicare dalla sua posizione sulla CTR (e dal significato stesso di ‘schienale’) il toponimo Schienale dell’Asino sembra riferirsi, anziché alla q. 1384.7 m (nei cui pressi si trova un cartello che così la designa), alla sua cresta Sud, forse per il suo andamento rettilineo o il suo aspetto.

Per il ramo S

Dalla loc. Le Gobbie (1025 m c.) sul versante garfagnino della strada del Vestito, con il sentiero CAI 153 si passa davanti al ristorante omonimo e si prosegue in lieve salita fino a incrociare il ramo S a 1060 m c. dopo h 0.15 c.; il punto non è bene riconoscibile, perché tale ramo è preceduto da alcune salienze che potrebbero trarre in inganno: ci si trova nel bosco su un breve tratto in salita, la dorsale è larga e informe, e comunque su un albero al di sopra del segnavia CAI biancorosso si trova la scritta “cresta S”; qui si lascia il sentiero CAI.
Il ramo S della cresta S dello Schienale dell’Asino, reso molto interessante e assai gradevole dai molti torrioni rocciosi che lo compongono, è però largo e privo di un filo ben definito, e non è possibile indicare in dettaglio l’itinerario da seguire. Comunque, il primo rilievo alla partenza dal sentiero, vago e boscoso, si rimonta verso sinistra; il successivo si supera a destra grazie a esposte cenge ascendenti a zig-zag; per il prosieguo, si tenga presente che, per contenere le difficoltà entro il II grado, bisogna valutare volta per volta se tenersi sul filo (eventualmente provando ad avanzare, ma pronti a tornare indietro finché si può farlo) oppure aggirarlo, perlopiù (ma non sempre) sul lato sinistro, dove il pendio è meno ripido e spesso boscoso fino alle rocce, e dove si può in genere traversare a vari livelli con maggiore o minore difficoltà, esposizione e scomodità. È un terreno riservato all’escursionista esperto, a cui si richiedono occhio allenato, capacità di valutazione, e anche l’umiltà di ritornare sui propri passi quando sia opportuno.
Superate così alcune quote CTR fino alla 1247.7 m, poco dopo quest’ultima si giunge alla confluenza da destra del ramo SE; nel tratto successivo (cresta S vera e propria dello Schienale dell’Asino, su cui si susseguono varie altre quote) sono degni di nota due punti in particolare: subito dopo la confluenza, alcuni vertiginosi gendarmi che devono necessariamente essere aggirati a sinistra; e, più avanti, un rilievo che obbliga a scegliere tra due opzioni: un modesto aggiramento a sinistra che comporta di scendere all’interno di uno stretto e scomodo corridoio roccioso con un passo impegnativo (II) alla fine, oppure una più esposta e non meno difficile (II) – ma più elegante – discesa dalla sommità del rilievo. Si giunge infine alla larga sella quotata 1282.2 m, alla quale giunge da destra il sentiero 155 che sale dal rifugio Puliti; seguendolo verso sinistra si aggirano sul lato di Arni le tre successive quote CTR giungendo infine al bivio con il sent. 150, sovrastato pochi metri a monte dalla q. 1384.7 m, cioè lo Schienale dell’Asino secondo un cartello nei pressi.
Variante di cresta – In alternativa al sent. 155 si può anche continuare sulla dorsale scegliendo tra due o tre linee più o meno dirette, ma tenendo presente che in ogni caso si troverà una discesa per la quale è fortemente consigliato l’aiuto di una corda (che per tutto il resto della gita sarebbe superflua), e che prima del bivio con il sent. 150 si dovrà comunque nuovamente toccare e lasciare il sent. 155 (inf. priv. P. Mazzoni e S. Rossi).

Dal bivio si scende ora verso sinistra il sent. 150. A una sella di crinale si trova a destra (ometto) l’inizio del sentiero che traversa alla Chiesa del Diavolo; a una sella più avanti, dove il sentiero CAI piega nettamente a sinistra allontanandosi dal filo per un tratto, se si prosegue per pochi metri in cresta si noterà, poco lontano e poco sotto sul versante di Renara, uno splendido e ardito torrione, che Mirto Blasich sul suo sito battezzò a suo tempo Zucco del Canal Buio o Burro dal nome del canale su cui incombe, e che merita senz’altro una digressione dall’itinerario principale.
Zucco del Canale Buio – Lo Zucco del Canale Buio si sale a partire da una selletta ai suoi piedi, a cui si può giungere brevemente sia in discesa, con attenzione, dal punto di cresta detto sopra, oppure seguendo ancora il sent. CAI fino a riprendere più in basso il crinale stesso in un punto, prima di un roccione, dal quale una traccia traversa a destra.
Dalla selletta si piega pochi metri a sinistra a prendere una erta ma facile strettoia rocciosa che sale verso destra a un crinale, oltre il quale ci si trova sui molto ripidi pendii di paleo, non accessibili dalla selletta, sospesi sul precipite Canale Buio. Li si risale con molta cautela fino a roccette più in alto, alquanto aeree, e infine verso destra alla bella cima (1190.2 m; passi fino al I+). La discesa si fa per lo stesso itinerario; chi vuole può aiutarsi con la corda utilizzando alcune soste in loco.

Proseguendo la discesa sul sent. 150, si giunge presto ai piedi di un altro evidente e notevole rilievo, che a differenza del precedente sorge sul crinale principale: è la q. 1182.0 m.
Quota 1182 – Per salire la q. 1182.0 m si lascia il sentiero 150 quando, giunti ai suoi piedi, esso si allontana di nuovo dal crinale; di qui si seguono tracce, su terreno aspro ma facile poco a sinistra del filo, fino alla bella e panoramica cima, che scoscende verso Renara. Sul lato opposto si scendono senza difficoltà informi e poco ripidi pendii fino al Passo del Vestito.
Per la supposta identificazione di questa quota con il M. Vestito vedi sotto.

Continuando sul sent. 150 se non si è salita la q. 1182.0 m, oppure dal Passo del Vestito seguendo il breve stradello che vi confluisce, si torna alle Gobbie.

La strana lapide al Passo del Vestito – Pochi metri oltre il Passo del Vestito verso la Focetta del Palazzolo si trova su una roccia una curiosa lapide in latino d’ispirazione massonica che, tra un richiamo a Pitagora e altri esoterismi, ricorda il “nobiluomo” e “illustre muratore” Arturo Reghini (1878-1946), fiorentino: strana figura di matematico, ‘filosofo’ e molto altro, su cui chi vorrà potrà informarsi in Rete. Poiché sulla lapide si legge “MMDCCLXIII ab V.C.” (ab Urbe condita) = anno 2763 dalla fondazione di Roma (!), essa dovrebbe risalire al 2010 (2763 meno 753); la lapide ricorda una misteriosa iniziazione di Reghini “alle cose divine” avvenuta cento anni prima in quei “recessi d’Apuania”; il tutto, beninteso, salvo errori di traduzione o d’interpretazione di chi scrive.
Se l’elementare e pianeggiante versante interno del Passo del Vestito non ha nulla di sinistro, quello di Renara invece è scosceso, orrido e tenebroso; già Bertini e Triglia scrivevano così nel 1876 a pg. 35 della loro guida apuana per la sezione CAI di Firenze (che il fiorentino Reghini potrebbe aver conosciuto): “Chi volesse avere un’idea di una bolgia infernale della Divina Commedia si avventuri a fare il Monte Vestito di notte; se poi un lume di luna rischiarerà quelle pareti di roccie, lo spettacolo si accrescerà di bellezza sublime, e potrebbe offrire il soggetto ad un paesista per una scena di streghe nel Macbeth”. Chi dunque intendesse fare di questo versante un teatro di riti iniziatici, teurgie o altre cerimonie occulte, avrebbe di sicuro scelto bene; ma abbia l’accortezza, prima di entrare in trance, di assicurarsi a una sosta per non precipitare.

Monte Vestito – La CTR conosce un Passo del Vestito, un Fosso Vestito che da lì scende verso Renara, e infine un ‘Vestito’ senza altre specificazioni, collocato sugli scoscendimenti rocciosi, affacciati sul Fosso del Vestito, di quella che è comunemente detta Serra del Galfinato, la grande dorsale che scende sulla strada tra Gronda e Renara a partire dalla q. 1218.4 m CTR o M. Palazzolo. La CTR (e già la vecchia IGM) non cita dunque né la Cresta del Vestito né il Monte omonimo; quest’ultimo è rammentato soltanto da vecchie fonti, ma non più dalle guide CAI-TCI del 1958 e 1979.
Se si presta fede all’autorevole guida ligure del 1921, summa di tutti gli scritti apuani precedenti e fondamento delle successive guide CAI-TCI, il Monte o Cima del Vestito non può essere la q. 1182 m CTR situata a monte del Passo verso il Macina, sulla cui cima si trova scritto su un sasso tale nome: infatti, essa scrive alle pgg. 160-161 che il Passo del Vestito “s’apre tra il M. Macina ed il M. Vestito”; e ciò significa che il M. Vestito si trova dalla parte opposta del Passo rispetto alla q. 1182 m. Il M. Vestito sarà quindi probabilmente, sul crinale che dal Passo sale alla q. 1218.4 m e alla subito successiva Focetta del Palazzolo, la q. 1149.9 m CTR.
Il nome ‘Vestito’ allude a una copertura arborea in contrapposizione al vicino e brullo M. Pelato; e si riferisce forse, più che alle piante che sul lato di Arni rivestono la q. 1149.9 m fin quasi alla cima, al contrasto, sul lato di Renara, tra la vegetazione che sale fino al Passo del Vestito e ai suoi pressi, e la nuda e “dirupata parete” (così la guida ligure) verso la Serra del Galfinato.
La q. 1149.9 m CTR è la q. 1151 m della vecchia carta IGM, che però la associa erroneamente al Passo del Vestito come poi faranno le guide CAI-TCI; il punto di valico tra Renara e Arni si trova invece poco sotto verso Nordest, alla quota CTR 1098.1 m.

Per il ramo SE

Da Arni (915 m c.) o dal rifugio Puliti (1016 m) con il sentiero CAI 153 si sale alla sella su cui si alza la statua alla Madonna del Cavatore (1062.5 m), già sul ramo SE. Lo si risale, all’aperto fin dalla sella, percorrendo all’inizio un ripido ma facile e largo pendio di roccette, erba e detriti fino a un cippo (q. 1158.6 m); poco oltre inizia la cresta vera e propria, rocciosa e, come quella del ramo S, conformata a rilievi isolati, ma in generale meno larga e più definita. Si passa sul filo sempre (in questo caso con qualche metro di II, altrimenti I) oppure con aggiramenti brevissimi e appena al di sotto; dopo un rilievo quotato si giunge infine alla culminante q. 1236.0 m, dalla quale si scende con cautela alla sella 1196.9 m; da qui una larga, elementare e panoramica dorsale porta ai piedi del ramo S, al quale si sale da ultimo risalendo verso destra un pendio che richiede qualche attenzione fino a una sella compresa tra le q. 1247.7 m e 1249.7 m, subito a valle dei “vertiginosi gendarmi” citati sopra.
Da qui si prosegue come dopo il ramo S fino al sent. 155, prendendo il quale verso destra si ritorna al rif. Puliti e ad Arni; se invece si volesse allungare la gita, si va a sinistra fino al bivio con il sent. 150, e poi su questo sentiero a destra fino al Passo Sella, da cui al rif. Puliti e ad Arni come accennato in premessa.
N.B. – Per eventuali meritevoli digressioni dal sent. 150 verso il Passo Sella si veda l’it. 47 di Apuane 2 (pg. 188): è possibile salire con poca difficoltà le belle cime del Poggio Pagano, e anche, più avanti, scendere con attenzione a visitare il solitario e suggestivo ambiente ai piedi del versante SO del Macina, di fronte alla sua cresta O.

EE (II); senza le digressioni: disl. 450 m dalle Gobbie, 550 da Arni. Per il solo Schienale dell’Asino preceduto dall’uno o l’altro dei suoi rami basali, si prevedano h 2.00 dall’inizio del ramo S al sent. 155 e ancora h 0.20 fino al sent. 150, e all’incirca lo stesso tempo o poco meno dall’inizio del ramo SE.

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