

Da Google Earth – traccia GPS di Silvano Rossi
SOPRA LE PARETI DEL NONA – TRAVERSATA INTEGRALE DEL VERSANTE OVEST
Il versante occidentale (marino) del M. Nona è diviso in due dalla dorsale che scende alla Foce del Procinto e al Procinto: sul lato Sud della dorsale il versante precipita con la parete Sudovest, “formidabile appicco”, scrive la guida CAI, “compatto e strapiombante per un’altezza di oltre 200 m”; sul lato Nord esso presenta la parete Nordovest che, “non certo alta e nuda” come l’altra, “anzi interrotta da fasce di vegetazione, presenta tuttavia alcuni notevoli appicchi”. Comunque sia, ambedue le pareti sono ovviamente inaccessibili all’escursionista; il quale però, se è curioso, noterà che la parete Sudovest è sovrastata da un grande cengione erboso che, per quanto spiovente e piuttosto inclinato, sembra percorribile; e che la parete Nordovest è a sua volta separata dagli appicchi rocciosi sottostanti alla cresta Nord del Nona (che scende verso la Foce delle Porchette) da una stretta e ripida striscia di terreno misto di erba, alberi e rocce che, se esaminata dalla cima del Procinto, per quanto evidentemente tutt’altro che elementare, lascia però spazio a qualche speranza. L’escursionista curioso e ottimista, dunque, può concepire l’idea di traversare tutto il versante Ovest del Nona al di sopra delle sue pareti, tra la Foce delle Porchette e il Callare del Matanna.
Chi scrive e i suoi amici hanno infine compiuto tale escursione, che in effetti è risultata ancora alla portata di un escursionista, benché impegnativa, sopra la parete Nordovest; e facile sopra la Sudovest. Notizie precedenti su questo itinerario non c’erano, né sul tratto più critico si sono visti segni di passaggio diversi da quelli degli animali. Lorenzo Verdiani ci ha poi informato che aveva già percorso in precedenza con un compagno, in senso contrario al nostro, il tratto chiave sopra la parete Nordovest, raggiungendolo dopo essere sceso dalla cresta Nord in una zona in cui lo si può fare facilmente, superando poi con una calata in doppia una rampa ripidissima che noi abbiamo salito senza corda, e risolvendo infine la scabrosa traversata successiva con un passo di II/III in sicurezza piantando due chiodi, mentre noi invece l’abbiamo risolta camminando, pochi metri sotto, su una cengia, delicata e molto esposta ma senza difficoltà tecniche.
Il senso di percorrenza migliore, e il solo consigliabile, è dalla Foce delle Porchette al Callare del Matanna, perché in questa direzione si affronta in salita la rampa ripidissima già rammentata. Qui sotto si descrive la traversata del versante Ovest del Nona con l’accesso più breve, che è dall’albergo Alto Matanna con il sentiero CAI 109 diretto alla Foce delle Porchette; ma chi desidera una gita più lunga può arrivare alla Foce, con altri sentieri CAI, sia dal versante interno (Palagnana) che da quello marino (Cardoso, Stazzema, Pomezzana). Il luogo di partenza della traversata non è propriamente la Foce delle Porchette, ma il ripiano situato ai piedi della cresta Nord del Nona e al di sopra dello Spigolo Nord del Nona, che cala verticale verso la Foce; il ripiano si trova a poca distanza dalla Foce ed è facilmente raggiungibile dal sent. 109.
Dall’albergo Alto Matanna (1040 m), con il sentiero CAI 109 si traversa con qualche saliscendi il versante orientale del Nona fino a intercettare (1050 m c.), ormai in prossimità della Foce delle Porchette, un largo e poco ripido vallone erboso che scende dal ripiano al quale si mira; lo si risale su traccia elementare puntando al crinale, meglio se piegando verso destra per visitare senza difficoltà la q. 1129.1 m CTR, cioè l’aperta e panoramica sommità rocciosa dello spigolo N del Nona (h 0.50). Dopo la breve e meritevole digressione si segue tra gli alberi il crinale pianeggiante in direzione del Nona. Prima di raggiungere la sommità di un canale che, subito prima che il crinale s’impenni verso l’alto, ne scende verso destra, si lascia il crinale stesso perdendo quota a destra sul versante marino: attenzione, ci si trova su pendii sospesi su sottostanti, vicini balzi verticali. Si seguono dunque con prudenza tracce in discesa nell’erba fino ad attraversare su ghiaia il canale appena detto; al di là, ancora in esposizione, la traccia prosegue fino a uno spigolo roccioso accanto al quale si trova un ometto; oltre lo spigolo si prosegue per una decina di metri su una cengia in lieve discesa affacciata sul vuoto, da percorrere con la massima cautela per l’angustia e le irregolarità del piano camminabile e per la presenza di un alberino, che intralcia ma anche aiuta e rassicura. Al termine della cengia si entra nel bosco, con esposizione un po’ minore, per i pochi metri che portano fino alla base di una ripidissima rampa di erba, terra e radi alberi, alta forse una quindicina di metri, che bisogna risalire per proseguire la traversata; per raggiungerne la base conviene, anziché seguire la traccia più evidente, prenderne una appena più bassa e più vaga che consente di approcciare più facilmente il non banale inizio della rampa. Il terreno è ripidissimo e infido, anche per la presenza di terra, umida o friabile a seconda delle circostanze ma sempre insidiosa; dopo un primo tratto per la massima pendenza, più su una labile traccia, assai esposta, piega per qualche metro a destra e poi a sinistra fino a un antro superficiale dove le difficoltà cessano. La rampa sarebbe salibile senza sussidi artificiali, ed è stata effettivamente salita da chi scrive e i suoi amici con il solo aiuto, come appigli, degli alberi e di qualche solida radice emergente dal terreno; ma si è preferito lasciarla facilitata da due brevi corde fisse, che azzerano o quasi il pericolo senza diminuire l’orrido fascino di questo passaggio tipicamente apuano, che è la sola chiave per continuare la traversata: di là dalla rampa, infatti, il pendio precipita roccioso e verticale.
Dall’antro si prosegue ora verso destra su cengia ascendente facile ma all’inizio ancora alquanto esposta, su ghiaie un po’ spioventi ai piedi delle rocce, con molta circospezione ed evitando più attraenti ma più difficili traversate sulle invitanti rocce soprastanti.
Presto il terreno si allarga pur rimanendo ripido, l’esposizione diminuisce, e nel rado bosco si può traversare a varia altezza per giungere fino alla dorsale che dal Nona scende alla Foce del Procinto separando la parete NO da quella SO del Nona; arrivati al suo filo lo si scende per pochi metri fino a un largo, aperto e spettacolare pulpito (1142.8 m) affacciato sul Procinto e anche verso la parete SO del Nona, da qui ben visibile sia pure di sbieco; da qui in poi, continuando la traversata, ormai al di sopra di tale parete, capiterà di notare, su qualche altro pulpito, le soste di arrivo (e in un caso una corda fissa) di alcune vie d’arrampicata che la percorrono; già se ne trova una sul bordo S di questa q. 1142.8 m in corrispondenza – o comunque nelle vicinanze – dell’uscita dello storico canalino Allegri.
Dal pulpito, dunque, si prosegue la traversata senza via obbligata, ma preferendo tracce più basse e più vicine al bordo della parete, un po’ più esposte ma più panoramiche. Comunque sia, senza trovare per strada speciali difficoltà, si deve guadagnare quota fino a giungere ai piedi di due grandi antri superficiali sotto la cresta S del Nona; prima di arrivare lassù si attraversa una zona relativamente facile, da cui si potrebbe salire per agevoli pendii alla cresta sommitale (cioè N e S) del Nona ai due lati della cima; e si passa alla base di una bella dorsale rocciosa che, con difficoltà modeste (I), porterebbe esattamente alla cima.
Dai due grandi antri si continua a traversare ancora più facilmente che in precedenza e ormai senza quasi più esposizione, prima perdendo un po’ di quota e poi all’incirca in orizzontale, su tracce varie in bell’ambiente aperto, fino a uscire sulla via normale al Nona poco sopra il Callare del Matanna (1140 m, h 2.20/3.10); ma su altre tracce si può anche scendere a destra fino al sent. 5 accanto al Pizzo S. Pietro, uscita più breve per chi avesse iniziato la gita dal versante marino e dovesse tornare al rif. Forte dei Marmi e oltre.
Dal Callare del Matanna si ritorna sul sent. 5 all’albergo Alto Matanna (h 0.20/3.30).
EE senza veri passaggi tecnici gradabili; ma si richiede piede fermo e cuore intrepido sopra la parete NO, senso d’orientamento sopra la SO e grande attenzione in tutta la traversata. Disl. 500 m, h 3.30.







