MEMORIANTE DALLA CRESTA DELLA POLLA DEL TOPO

La cresta Nord o di Vallemagna del Memoriante, una tra le più belle della Val di Lima, possiede anche il pregio di offrire all’escursionista curioso maniere alternative di raggiungerla dal basso seguendo, anziché la dorsale principale, alcune secondarie che vi confluiscono più su. Uno di questi accessi meno comuni è già stato descritto in questo sito: è quello che sale la cresta Nordest del Balzo Rotondo (detta Greppo a Pecora); il presente articolo descrive un’altra dorsale, orientata a Nordovest, che si riunisce alla cresta di Vallemagna al di sotto del Balzo Rotondo: essa è ben delineata e di facile e breve accesso, non è mai scomoda né infrascata neanche nei tratti inferiore e superiore boscosi, e nel segmento centrale roccioso offre un’arrampicata spettacolare, panoramica e perlopiù facile su terreno in genere abbastanza solido.
N.B. – Chi osservasse tale dorsale da una prospettiva frontale, ad es. dalla strada che sale a Limano, potrebbe rimanere sconcertato dalla vista della parte finale del suo tratto roccioso, che appare espostissimo e verticale: ma alla prova dei fatti esso non solo non è verticale, ma è addirittura poco ripido e quasi camminabile, e il suo aspetto repulsivo è appunto solo un effetto prospettico. Quanto all’esposizione, essa vi è sì abbastanza forte a sinistra ma del tutto assente a destra, dove il terreno è agevole e percorribile come si vuole.

Sul filo della parte inferiore di tale dorsale la CTR colloca il toponimo Polla del Topo, che suona strano perché non sembra adatto a designare una cresta; ma il mistero si risolve se si consulta la vecchia CTR al 5.000 (foglio 251134 – Casoli, anno 1993), in cui il toponimo è situato invece nel solco in destra orografica della dorsale e poco sopra nello stesso solco c’è una Polla delle Serre: quest’ultima corrisponde in effetti a una polla d’acqua presente sul terreno (l’ha scovata l’amico Silvano Rossi), e certamente eventuali ulteriori sopralluoghi riusciranno a trovare anche la Polla del Topo. Si tratta quindi di due sorgenti, che la CTR al 5.000 collocava ambedue correttamente (pur senza rappresentarle) e di cui la vigente CTR al 10.000 ne ha invece erroneamente dislocata una.

Si parte dalla strada tra Ponte Maggio e Càsoli, poco sopra un tornante verso destra dove si può parcheggiare: qui (361 m) inizia il sentiero per Lucchio, che sulla CTR ma non ancora sul terreno è il n. 386 CAI, cioè l’it. F1 del libro Le dolomiti della Val di Lima e l’Orrido di Botri. Si perde un po’ di quota fino a guadare, dopo pochi minuti, il Rio di Castello (345 m c.), non facilmente se in stagione di acque abbondanti; subito al di là, con inversione a 180°, si risale una ripida e sfuggente scarpata terrosa, pericolosa in caso di terreno non asciutto, che in in passato è stata qualche volta assicurata con una corda fissa ma che all’ultimo sopralluogo (novembre 2025) non lo era. Più oltre si attraversa con un modesto saliscendi la dorsale Colle di Cataletto (che si trova subito a valle) – Corvo Vecchio (a monte) e si pianeggia verso la cresta di Vallemagna del Memoriante fino a incrociare (ometto) un’altra dorsale ben definita, di erba e rado bosco: è la cresta della Polla del Topo (380 m c., h 0.35).
Si lascia dunque il sentiero e si piega a destra su terreno ripido ma elementare, in assenza di tracce ma in relativa comodità per l’assenza di sottobosco invadente, fino a toccare le prime rocce in bell’ambiente ormai aperto. Si supera il primo tratto, eventualmente piegando un po’ a destra, e si giunge ai piedi di un risalto che si risale grazie a un’esposta e ripida rampa rocciosa obliqua da destra a sinistra (una decina di metri, difficoltà fino al II; è il tratto più impegnativo della salita); al di sopra si trova un muretto verticale da aggirare a destra su una cengia erbosa, che si lascia non appena se ne stacca verso sinistra un’altra rocciosa, stretta ed esposta, che riporta sul filo. Ancora più su ci si trova alla base del tratto finale già rammentato sopra per la sua falsa apparenza (da lontano) di inaccessibilità. Si segue una chiara traccia che sale verso sinistra ai piedi delle rocce finché non si vede la possibilità di piegare verso destra sul filo: indica la strada una fettuccia fissata su un albero al termine di una breve e delicata traversata ascendente che si svolge in esposizione su lisce lastre di roccia con piccoli e sfuggenti appoggi per i piedi; gli appigli per le mani non mancano ma non tutti sono solidi e vanno quindi usati con prudenza (I). Si è ora all’inizio di un lungo filo diritto, uniforme e assai bello, movimentato da qualche piccolo gendarme da aggirare; si sale dove si vuole sul filo o nei pressi con difficoltà massime di I, senza avventurarsi alla sua sinistra (dove presto il terreno precipita); si può anche stare un po’ a destra del filo, dove il terreno è facile e privo di esposizione.
Al termine di questo tratto si rientra nel bosco, dove il filo della dorsale diventa assai vago; poco sopra, due massicci rilievi rocciosi tra gli alberi si aggirano a sinistra; ancora più su, dall’elementare terreno boscoso emerge un ultimo tratto di roccette risalito da una traccia. Infine si raggiunge la cresta di Vallemagna in corrispondenza di un tratto in piano, attorno ai 900 m di quota (h 1.55/2.30).

Fino alla confluenza nella cresta di Vallemagna: EE (II), dislivello 580 m, h 2.30. Il (futuro) sent. CAI 386 ha vecchi e sbiaditi segni e alcune recenti fettucce agli alberi, probabilmente funzionali a una prossima segnalazione ufficiale.

Quanto al ritorno: chi avesse premura può scendere con attenzione ma senza difficoltà la cresta di Vallemagna fino al sent. 386, aggirando a destra su erba ripida gli ultimi grandi salti; altrimenti salirà la medesima cresta fino alla cima del Memoriante, da cui potrà tornare al punto di partenza in vari modi: il più ovvio è quello di scendere alla Sella del Romitorio, alle Calcinaie e infine a Lucchio all’altro capo del sent. 386; un’alternativa più rara ma più veloce può essere quella – se già si conosce l’itinerario – di seguire la cresta NO del Memoriante (it. F39) fino a monte del Balzo Lezza Trùgura, da cui si andrà a destra alla sella a monte del Corvo Vecchio, da cui ancora a destra una traccia scende al sent. 386 – un tratto è ingombro di alberi caduti – poco a destra del punto dove esso traversa appunto la dorsale Colle di Cataletto – Corvo Vecchio.
In ambedue le ipotesi si tornerà al punto di partenza con il sent. 386, ripercorrendone quindi il delicato ultimo tratto al Rio di Castello.

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