LÀTAMO E POGGIO L’OMO AL MONTE DI LIMANO

“La cresta Ovest del M. di Limano divide il versante occidentale in due settori, di cui quello settentrionale è detto Latamo; la CTR attribuisce il nome Cima di Latamo a una pertinenza rocciosa di Poggio l’Omo”: così in Le dolomiti della Val di Lima e l’Orrido di Botri, pg. 124; si ricorda che Poggio l’Omo è la notevole – e poco più bassa – anticima Nord del M. di Limano.
Latamo è dunque, secondo la testimonianza di un locale che fu raccolta a suo tempo per la preparazione del libro, il nome del versante che la cresta tra M. di Limano e Poggio l’Omo rivolge a Ovest verso la Scesta; esso è aspro e roccioso in particolare sotto Poggio l’Omo. Le carte IGM non conoscono il toponimo Latamo, ma i Catasti Storici Regionali (vedi in rete l’applicativo CASTORE) rappresentano un ‘Solco detto di Latamo’, affluente della Scesta, al limite settentrionale del versante; e altre testimonianze locali collocano in zona una selva o bosco di Latamo. Quanto alla Cima di Latamo, le fonti orali finora consultate non la conoscono; la vigente CTR al 10.000 l’associa a un punto quotato 1032.9 m in sinistra idrografica del Solco dove, se lo si va a cercare in base alle coordinate ricavabili dalla stessa carta, non si trova assolutamente nulla se non un pendio uniforme di erba senza nessuna roccia e nessunissima apparenza di cima; precedenti versioni della CTR localizzano tale “cima”, senza quotarla, nella medesima posizione. Come e perché i cartografi della Regione Toscana abbiano distinto, quotato e battezzato un punto così insignificante non è noto; quanto al nome, però, si può forse almeno ipotizzare che invece d’inventarlo l’abbiano raccolto dalle labbra di qualche locale. Per il momento, e nella speranza di scovare a Limano o altrove qualche altra fonte orale che chiarisca il mistero, chi scrive avanza l’ipotesi provvisoria (ma allo stato attuale non suffragata da nessun elemento concreto), che Cima di Latamo fosse il nome localmente attribuito alla cima più importante di tutto quel dirupato settore del versante: cioè Poggio l’Omo. È vero che quest’ultimo nome figura nelle carte sia IGM che regionali, ma ciò non vieterebbe di per sé l’esistenza di un altro nome per la stessa montagna: com’è ad esempio per il Monte (o Alpe) di Limano, per il quale è attestato anche il vecchio nome di M. Croce.
In attesa di auspicabili futuri chiarimenti (che nel caso porteranno a un aggiornamento del presente articolo), si vuole intanto rendere noto un notevole itinerario che consente di effettuare una prima visita all’aspro e attraente versante Ovest di Poggio l’Omo: esso va a percorrere una spettacolare ed esposta cengia che, tra erba e roccette, iniziando dal bordo settentrionale del versante, lo taglia in alto orizzontalmente su pendii ripidissimi, consentendo infine di raggiungere la cima della montagna con un ultimo tratto finale su cresta facile e panoramica. Escluse le capre e forse qualche pastore, non si ha notizia di altri percorritori della cengia di Poggio l’Omo prima di Silvano Rossi (luglio 2023).

La dorsale tra Scesta e Coccia di Limano su cui sorgono sia il M. di Limano che la sua anticima N, Poggio l’Omo, da quest’ultimo piega a E e poi a NE fino a Granaia; ma dallo stesso Poggio l’Omo scende verso la Scesta una dorsale secondaria, orientata prima a N e poi a NO, che costituisce il limite settentrionale del versante occidentale di questa montagna. Tale dorsale, in basso boscosa e più su erbosa, si trova in sinistra idrografica del Solco di Latamo, e costituisce la più interessante via di accesso alla cengia di Poggio l’Omo; per chiarezza espositiva la si può chiamare dorsale di Latamo.
Da Limano (513 m) si sale a Granaia (966 m) con il sentiero CAI 10A; di lì si scende a sinistra, in sinistra idrografica del Fosso della Mericia, lungo il sentiero diretto al Balzo alle Cialde e al Colle delle Bozie (it. C16 del libro), fino a scavalcare, ancora verso sinistra, la dorsale della Mericia e subito dopo il Solco di Latamo; appena al di là ci si trova alla base della larga dorsale di Latamo (905 m c., h 1.30), o più esattamente del primo (N) dei suoi due rami basali. Lo si inizia a risalire senza difficoltà dove si vuole, all’inizio preferibilmente verso destra, dove qualche traccia aiuta la progressione, e poi spostandosi a sinistra fino a guadagnare il filo, largo e facile, dove si va manifestando una traccia abbastanza marcata che lo risale, e al quale da destra giunge a confluenza l’altro ramo della dorsale.
Alla base della dorsale di Latamo si può arrivare, con itinerario più logico e più bello ma più lungo, con possibili difficoltà di orientamento e qualche tratto un po’ infrascato, seguendo già da Limano l’it. C16, oltrepassando il Colle delle Bozie (910 m c.) e il Balzo alle Cialde; un quarto d’ora oltre quest’ultimo s’incrocia l’altro (S) dei due rami basali della dorsale di Latamo (890 m c., h 2.15). Senza bisogno di raggiungere il ramo N si può senz’altro risalire facilmente questo, fino a un risalto roccioso che si può sia evitare a sinistra andando a raggiungere il ramo N, sia risalire direttamente e cautamente tra roccette (I+) e su cenge e rampe scabrose.
Dopo la confluenza dei due rami basali ci si trova su terreno ormai aperto di erba e radi alberi con qualche roccia; la traccia piega a destra divenendo stretta ed esposta sugli scoscendimenti del versante O di Poggio l’Omo; ma si può anche tenersene un po’ discosti, salendo in ogni caso fino al punto, sul bordo di tale versante, dove un ometto marca l’inizio di una cengia orizzontale che vi si inoltra (1070 m c., h 0.45 dalla base della dorsale).
N.B. – All’inizio della cengia si può arrivare più brevemente, ma con poca soddisfazione, dal sentiero che da Granaia sale a Poggio l’Omo e al M. di Limano (it. C34 del libro): lo si abbandona nel punto in cui, dopo un tratto tra le felci, esso raggiunge la dorsale principale e la rimonta piegando a sinistra (1080 m c.): da qui si traversa in breve a destra della dorsale in quota, su terreno elementare ma senza traccia, fino all’inizio della cengia.

La cengia è più esattamente una traccia abbastanza chiara ma stretta che incide pendii erbosi assai ripidi con qualche roccia; essa è continua, non sempre evidentissima ma comunque indicata da segni e ometti dove servono, in particolare ai cambi di direzione o di livello. Il percorso si svolge in quota con modesti saliscendi fino a una dorsale da risalire brevemente (ometti) finché non si raggiunge l’inizio di una traccia più alta che permette di continuare in orizzontale verso destra; da qui si attraversa in salita un suggestivo anfiteatro al di sopra di un albero isolato (importante punto di riferimento), e con un ultimo passaggio su roccette un po’ sfuggenti tra due alberi si guadagna un’altra facile dorsale rocciosa, che si risale (ometti) per qualche minuto fino a trovarsi pochi metri a sinistra della cima di Poggio l’Omo (1204.7 m; h 0.45/1.30 dalla base della dorsale; da Limano complessivamente h 3.00 o 3.45).
La cengia di Poggio l’Omo ha il grande pregio di essere un’originale e quasi insospettabile porta d’ingresso all’aspro versante occidentale di tale montagna; è breve, ma decisamente delicata per l’esposizione e l’angustia della traccia che la percorre e richiede pertanto, pur in assenza di vere difficoltà tecniche su roccia, la massima cautela.

Per il ritorno: se all’andata si è passati dal Colle delle Bozie, la discesa più logica e più breve (dopo un’eventuale digressione al vicino M. di Limano, 1234.6 m) è quella che conduce a Granaia e poi a Limano con il sent. CAI 10A; se già si è saliti da lì, per variare si può pensare di proseguire fino al M. di Limano scendendone poi la cresta S (al costo però di un quasi certo infrascamento tra M. Piano e Colle dell’Aiuola, it. C29), oppure scendendola solo fino allo stacco a sinistra della dorsale che porta al Balzo Minore e al Sasso della Piana sul sent. 10A (it. C42): dorsale che, all’ultimo nostro passaggio (Silvano Rossi, gennaio 2026), è risultata abbastanza pulita a differenza che al penultimo (novembre 2024).

EE (eventualmente I+); senza salire al M. di Limano il dislivello è 760 m se si passa da Granaia, poco meno se si passa dal Colle delle Bozie; fino a Poggio l’Omo h 3 o 3.45 a seconda dell’itinerario d’accesso, a cui bisogna aggiungere almeno h 1.30 (se si sceglie la via di discesa più breve: Granaia e sent. 10A).

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