APP. PISTOIESE: IL M. BELVEDERE AL LIBRO APERTO

Il Libro Aperto, alta e inconfondibile montagna sul confine tra le Province di Pistoia e Modena, deve il suo nome e molto del suo fascino alla forma caratteristica che gli danno, agli occhi di chi lo osserva dal versante toscano salendo verso l’Abetone, le sue due cime principali: quella, appunto, di un libro aperto a metà e adagiato su un leggìo. Ambedue le cime si trovano sul confine provinciale e regionale e sullo spartiacque tra Tirreno e Adriatico; la più alta (1938.9 m) spicca soprattutto sulla valle del Fellicarolo – e quindi del Panaro affluente del Po – nel versante emiliano; l’altra (1898.7 m) domina l’alta valle della Lima – e quindi del Serchio – nel versante toscano. È solo alla più alta, anche nota come M. Rotondo, che la CTR attribuisce il nome di Libro Aperto; l’altra è conosciuta come M. Belvedere, nome che merita davvero per il vasto panorama che si gode di lassù; anche la cima in sé è assai attraente, consistendo in un incantevole prato pianeggiante che precipita sul versante toscano con rocce quasi verticali. Tra le due vicine cime lo spartiacque si abbassa a una larghissima e suggestiva sella prativa (1859.9 m).
Da Ovest (Abetone), al M. Belvedere sale lo spartiacque percorso dal facile sentiero CAI ex 00 (ora SI = Sentiero Italia), che poi piega a nord fino alla sella tra le due cime e al punto più alto, da cui prosegue verso Est in direzione di Cima Taufi; dal versante toscano sale al M. Belvedere un crinale secondario orientato a Sud, detto di Costa Bronconi, percorso da un sentiero CAI non meno bello e più alpestre di quello dello spartiacque: è il n. 282, ex 08. Qui sotto viene descritto un altro e più raro itinerario di salita al M. Belvedere e ne vengono accennati altri due, tutti sul versante toscano.

Per i Puntoni dei Forconi (dorsale SO)

Arrivati alla Secchia, frazione a cui porta una strada asfaltata di km 3,7 che si stacca verso destra dalle Regine sulla S.S. dell’Abetone, si prende a sinistra un suo ramo secondario che continua a salire e, dopo un tornante a destra, raggiunge in breve il bivio con uno sterrato a sinistra chiuso da una sbarra: qui un piccolo spiazzo consente di parcheggiare (1260 m c.). Si segue lo sterrato, che presto porta a una specie di labirinto dove occorre scegliere, tra le molte diramazioni, quelle che più su condurranno, senza errori e giri viziosi, al letto del Rio Botre, che scende esattamente dal M. Belvedere in direzione SO e che bisogna attraversare per raggiungere, subito al di là, la dorsale che lo fiancheggia e che è l’oggetto di questo itinerario. Al primo bivio dopo la partenza, dunque, si va a destra; al secondo si va a sinistra (il ramo di destra scende alla Fonte del Grottino, di nuovo alla Secchia: vedi sotto); si segue poi sempre il ben riconoscibile tracciato principale, confluendo per due volte in larghi stradelli orizzontali da percorrere ambedue le volte verso destra. Ci si trova vicini alla dorsale in sinistra idrografica del Rio Botre; finalmente, su una curva a sinistra (1455 m c.), un ometto a ridosso di un albero segnala lo stacco di un ramo orizzontale che si dirige al Rio; la presenza, poco dopo il bivio, di una radura erbosa con capanno di caccia dà conferma che ci si trova sulla buona strada. A sinistra dello spiazzo lo stradello sale un po’, incrocia a 1480 m c. la dorsale già detta e, divenuto sentiero, la oltrepassa scendendo dolcemente fino a guadare prima il Fosso del Cervino affluente del Rio Botre e infine lo stesso Rio Botre (1440 m c., h 1.00). A un bivio appena al di là si segue il ramo di sinistra che sale per pochi metri fino a una piazzola di carbonai (più su se ne troveranno altre): ci si trova sulla dorsale da seguire, qui boscosa e amplissima; la si potrebbe risalire più o meno da qualsiasi altro punto della sua base, ma non c’è motivo di allargarsi ulteriormente tanto più che, come presto si vedrà, la linea prescelta consente notevoli affacci panoramici sul Rio Botre. Si sale dunque su terreno davvero assai ripido, ma protetti dal bosco e sfruttando ove possibile residue tracce di carbonai; se ci si tiene in prossimità del solco torrentizio si ha la possibilità, come si diceva, di toccare un paio di bei pulpiti affacciati in verticale sul Rio Botre; poi, la pendenza inizia ad attenuarsi, la vegetazione si fa più rada e infine si sbuca all’aperto in piacevole ambiente prativo. La dorsale resta comunque ripida (e anche larga), ed è movimentata da alcuni rilievi rocciosi, che forse sono i Puntoni dei Forconi che la CTR colloca all’incirca lì. È possibile aggirarli agevolmente, ma è gradevole seguire più o meno il filo affrontando, in questo caso, difficoltà fino al II. Si esce infine, con un ultimo breve tratto su facili roccette, sulla cima del M. Belvedere (1898.7 m, h 1.45/2.45).
Dalla cima si segue a sinistra il sentiero CAI di crinale scendendo fino alla sella della Verginetta prima del M. Maiori (1501.6 m, h 1.00/3.45); dalla Verginetta si scende a sinistra, dovendosi di nuovo confrontare, per tornare alla Secchia, con l’intrico di strade, stradelli, sentieri e tracce che ci si trova di fronte. Preso, dalla c.d. Capanna di Lapo alla Verginetta, lo stradello discendente a destra di quello pianeggiante che porta a un’altra vicina capanna, si segue la linea ancora marcata da vecchi e sbiaditi segni rossoblu; ma se, smarriti tali segni, sviati da bivi poco evidenti e attratti da stradelli più larghi, si è portati a piegare più in basso a destra, si troveranno comunque presto i segni gialli del Cammino di San Bartolomeo proveniente dall’Abetone, seguendo i quali verso sinistra si ritorna al punto di partenza (come del resto seguendo quelli rossoblu): h 0.45/4.30. In caso di dubbio, chi stesse rilevando la traccia GPS può trovare utile controllare la propria posizione rispetto al percorso dell’andata, tenendo presente che è necessario confluirvi poco prima di ritornare al parcheggio.

EE, dislivello 700 m, h 4.30.

Per la dorsale della Baderla o di Poggio Cervinai

Dalla q. 1779.5 m del crinale di Costa Bronconi rammentato in premessa (percorso dal bel sentiero CAI 282) si stacca verso S una notevole diramazione, assai attraente per l’osservatore curioso che la veda da lontano, su cui la CTR pone i toponimi Baderla (a 1650 m c.) e Poggio Cervinai (1542.9 m). Purtroppo, però, sul terreno la gita non mantiene le sue promesse perché, una volta usciti all’aperto sopra Poggio Cervinai, ci si trova quasi sempre a procedere fastidiosamente tra cespugli alti, fitti e onnipresenti. Per chi volesse sincerarsene di persona: si parte dalla Fonte del Grottino alla Secchia (1263.4 m, raggiungibile in auto) e si segue da lì il tracciato orizzontale che porterebbe al sent. 282 sopra Rivoreta; dopo aver guadato il Rio Botre ed essere confluiti in uno sterrato, un po’ prima di incrociare la dorsale di salita a sinistra sale a tornanti un sentiero di carbonai, all’inizio chiaro, detto localmente ‘Calata della Baderla’; ai bivi o nel dubbio bisogna tenersi verso destra (cioè verso la dorsale a cui si mira) fino a raggiungere la sella appena a monte di Poggio Cervinai, modesto ma panoramico rilievo che si può salire in due passi senza alcuna difficoltà; da notare che il nome attribuitogli dalla CTR sembra ignoto ai locali. Dalla sella si sale seguendo il filo, all’inizio ancora nella faggeta e poi all’aperto, con qualche facile roccetta, fino alla q. 1779.5 m sul sentiero 282.

Per il Rio Botre

Il Rio Botre (a partire dal guado a 1455 m c. detto sopra) offre un buon interesse invernale, e come tale è noto e apprezzato come gita di moderato impegno (PD+) in bell’ambiente; è anche conosciuto come canale dello Secchia o canale Bafile, dal nome del suo primo salitore invernale (assieme ad altri alpinisti fiorentini) negli anni ’60 del secolo scorso. In condizioni estive la maestosità dell’ambiente, però, non basta a consigliare una gita che, pur senza difficoltà tecniche – non ci sono salti -, è pericolosa per la natura del terreno che consiste, per buona parte del canale (comunque ripido), di massi e sassi accatastati nel letto e tutt’altro che assestati, che rischiano di rotolare addosso a chi è pur costretto, se vuole salire, a calcarli.
Sotto la barriera rocciosa che sorregge la cima del M. Belvedere il Rio Botre, che qui si apre a ventaglio, è attraversato da un’esposta cengia orizzontale che collega gli ultimi metri della dorsale SO al crinale spartiacque pochi metri a valle della cima verso l’Abetone; al di sopra della cengia, all’incirca alla sua metà, si apre un brevissimo ma assai erto canalino erboso che incide la fascia di rocce e porta sulla cima del M. Belvedere. Sia la cengia che il canalino si prestano a interessanti variazioni finali per chi stesse salendo la dorsale SO.

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