

Dalla Carta dei sentieri della Provincia di Prato – MapTrek Italia
APP. PRATESE: BALZI, CENGE E CASCATE IN VAL CARÌGIOLA
La valle del torrente Carigiola, affluente di sinistra del Bisenzio, è forse la sezione più alpestre dell’Appennino Pratese, e Gavigno – la migliore base di partenza per escursioni in zona – è uno dei più piacevoli alti borghi della ‘Vallata’, che a Prato è, senza bisogno di altre spiegazioni, quella del Bisenzio a monte della città. I pratesi che frequentano la montagna hanno ben presenti sia le due cascate principali del Carigiola, vicinissime a un sentiero CAI, sia le due del Cigno Bianco sul corso di un ramo secondario del torrente, il Fosso della Rocca, situate al di fuori del reticolo CAI ma comunque facilmente raggiungibili; molti di loro avranno anche salito quel rilievo roccioso e panoramico detto Cigno Bianco, che si alza a mezza strada tra le due cascate a cui ha dato il nome; e comunque, anche solo i sentieri CAI consentono di visitare questo territorio in vario modo e a diverse altezze. Tra di essi si raccomandano in particolare: il 462A, che affianca per buon tratto il pittoresco corso del Carigiola fino alle omonime cascate; il 462B che traversa in orizzontale l’alta valle del Carigiola tra l’Alpe di Cavarzano e il Passo del Tabernacolo di Gavigno, molto attraente nel tratto in cui aggira su cenge le pendici di Poggio Mandroli; e infine il percorso di crinale ex 00, ora SI (Sentiero Italia), anch’esso tra l’Alpe di Cavarzano e il Tabernacolo.
I pratesi, si diceva, hanno familiari i luoghi e i sentieri appena citati, e all’occorrenza hanno potuto colmare qualche lacuna leggendo il recente libro di Andrea Cuminatto, Escursioni in Appennino Pratese, Idea Montagna 2025, in cui gli itinerari 24 e 25 sono dedicati alla Val Carigiola. Nonostante questo, però, l’itinerario presentato in questo articolo rivendica la sua ragione d’essere divulgato: in primo luogo perché comprende alcuni tratti poco o per nulla noti, che sono belli di per sé (come la salita per crinale a Poggio Mandroli e di lì allo spartiacque) o sono almeno utili per collegare tra di loro i tracciati più frequentati; e in secondo luogo perché, grazie appunto a tali raccordi, permette di visitare tutte le cose più notevoli di questa valle, cioè i balzi, le cenge e le cascate del titolo, in una sola gita di una sia pur lunga giornata; ma l’itinerario descritto può anche essere abbreviato in diverse maniere, come verrà suggerito sotto, ad es. rinunciando alla parte alta della valle (e quindi alle ‘cenge’) ma non alle ‘cascate’ né al ‘balzo’ più interessante, che è il Cigno Bianco.
Le quote espresse con decimali provengono dalla Carta Tecnica Regionale, le altre derivano dal libro di Cuminatto, a cui devo anche il toponimo Fosso della Rocca.
Non avrei scritto questo articolo senza l’aiuto dell’amico Renzo Protti, grande conoscitore di questi luoghi, che mi ha trasmesso alcuni dei segreti del Carigiola prima a voce e sulle mappe, poi sul terreno, e spesso infine, a gita appena conclusa, di fronte a un piatto di ottimi tortelli in qualche trattoria della Vallata; e per il suo tramite devo molto anche a Lohengrin Carmagnini – che non conosco personalmente -, nume tutelare di questa valle e suo infaticabile propugnatore.
Dalla piazzetta di Gavigno (749.5 m) si cala, a destra del ristorante Fonte de’ Piani, per una ripida e stretta strada, ignorando poco dopo lo stacco a destra del sent. 464; si continua a perdere quota fino a intercettare tra il Molino di Genesio e la Centrale il sent. 462A; su di esso si va a sinistra, passando a lato della stessa Centrale (o Case Torri, 492.4 m; per notizie vedi Cuminatto pg. 133), perdendo ancora una ventina di metri, a guadare su bei lastroni levigati il vicinissimo Carigiola (h 0.30) e a risalirlo in sinistra idrografica poco sopra il suo letto; attenzione, perché in questo tratto i segnavia del CAI sono assai radi, ma fin dalla Centrale il viottolo verso il torrente è ben riconoscibile. Con qualche tratto ripido e alcuni saliscendi si arriva infine, con brevissima digressione a sinistra dal 462A, alla prima e più bella delle due cascate del Carigiola, detta della Madonna (552 m); più su, ignorato per il momento un raccordo a destra per il sovrastante sent. 462, si va a visitare la seconda, detta Cerchianina (605 m), situata al termine del 462A. Pochi metri prima della cascata un altro raccordo sale anch’esso, ma a sinistra e in destra idrografica del Carigiola, al 462: possibile alternativa, questa, al percorso suggerito (tutto sommato più lineare), che consiste invece nel ritornare in pochi minuti al bivio precedente e di lì andare al 462; su questo si va a sinistra a guadare il Carigiola trovando subito dopo il bivio con un sentiero che piega a destra, curato dalla Pro Loco di Gavigno e marcato con segni giallo-azzurri (h 1.00/1.30); un po’ più avanti giunge dal basso al 462 l’altro raccordo dalla seconda cascata.
Lasciato dunque il 462, s’imbocca il sentiero della Pro-Loco lungo la dorsale meridionale di Poggio Mandroli; s’ignora per il momento un bivio a sinistra indicato da un primo ometto: è un collegamento non segnato con la cascata inferiore del Cigno Bianco, che si percorrerà qualche ora dopo in senso contrario ma che, se invece lo si seguisse ora all’andata, consentirebbe di accorciare la gita; si sale invece ancora sul sentiero principale finché, dopo un tornante a sinistra, esso va a incrociare la dorsale e a portarsi alla sua sinistra, dirigendosi ormai pianeggiante verso il Cigno Bianco: seconda possibilità di limitare la gita a una mezza giornata rinunciando alla parte superiore della valle ma visitandone tutte le cascate e il Cigno Bianco stesso, a cui questo sentiero conduce. Se però s’intende effettuare la gita nel suo massimo sviluppo, si prende a destra (ometto: è il secondo dopo aver lasciato il 462) un tracciato non segnato – ma con molti altri ometti – che continua ancora sul filo della dorsale o alla sua destra fino a intercettare il sent. 462B. Ci si tiene verso destra su quest’ultimo per breve tratto fino alla Spianata (912.6 m), panoramica radura detritica, dove lo si lascia per proseguire al meglio ancora sulla stessa dorsale fino alla boscosa e poco rilevata cima di Poggio Mandroli (1077.0 m), e più su, oltrepassato qualche modesto e piacevole salto roccioso, fino al percorso di crinale (Sentiero Italia – SI -, ex 00, 1203 m, h 2.00/3.30). Su di esso si va a destra, per buon tratto in una bella faggeta, fino al Passo dell’Alpe di Cavarzano (1009.1 m; h 0.45/4.15); da qui si torna di nuovo sul 462B, superando qualche contropendenza e alcuni bei tratti su cenge di roccia e detriti – strette ma facilitate e agevoli, e assai suggestive -, fino a ritornare alla Spianata; s’insiste ancora sul sentiero CAI fino al punto in cui, all’incrocio di una costola secondaria, un ometto – il primo di una serie verso il basso – indica l’inizio di una traccia che la discende; dopo una prima balza da aggirare a sinistra, si resta sull’ampio colmo della costola fino a un secondo piccolo salto, superabile direttamente grazie a un facile gradone; ai suoi piedi un viottolo evidente piega a destra in discesa fino alla cascata superiore del Cigno Bianco, forse la più bella della valle (798 m). Da lì si va rapidamente, per tracciato in destra idrografica del fosso, fino a un importante crocicchio di sentieri poco sotto (765.8 m, h 1.35/5.50): da sinistra affluisce quello della Pro Loco già noto; di fronte, una traccia a destra del Cigno Bianco permette la digressione di pochi minuti fino alla sua piatta e aperta cima (788.7 m); più a destra un’altra traccia aggira alla base il Cigno Bianco e va alla cascata inferiore (733 m, h 0.20 con la cima del Cigno Bianco, h 6.10 complessive).
Ancora più a destra, dallo stesso crocicchio una larga pista sale fino a un tornante della strada asfaltata sopra Gavigno (845.1 m). Chi, avendo scelto di abbreviare in questo modo la gita, arrivasse all’incrocio dal sentiero della Pro Loco, dopo avere visitato con veloci digressioni il Cigno Bianco e le cascate omonime, andrà appunto alla strada asfaltata, dove s’intercetta il segnavia 462C; e, seguendolo verso il basso – all’inizio sulla strada medesima -, scenderà in poco tempo a Gavigno (h 0.30 dal crocicchio). Lo stesso farà chi, pur essendosi attenuto all’itinerario più lungo fino al crocicchio, vorrà evitare l’ultima parte della gita, peraltro interessante perché consente di percorrere altri due bei collegamenti trasversali che andranno ad aggiungersi agli altri simili già visti sopra, cioè al sent. 462B o a quello della Pro Loco.
Chi, dunque, volesse continuare oltre la cascata inferiore del Cigno Bianco, pochi metri al di sotto guaderà il Fosso della Rocca nel punto in cui è quasi pianeggiante (attenzione: pochi metri a valle il torrente forma una spettacolare ma pericolosa rapida!), trovando al di là un sentiero orizzontale con ometti che lo riporterà poco sopra l’inizio di quello della Pro Loco, al più basso dei due bivi che vi si trovano e che sono stati rammentati sopra. Ripercorso in discesa il corto tratto di tale sentiero fino al sottostante 462, seguirà quest’ultimo verso destra, all’incirca in piano ma con alcuni saliscendi, fino alla piazza di Gavigno (h 1.35/7.45).
EE; nella sua massima estensione la gita comporta un dislivello di 900 m per h 7.45.







