

Dalla carta Alto Appennino Modenese – Parco del Frignano (GeoMedia – Reggio Emilia, 2022)
Attenzione: per la toponomastica si rimanda all’apposita nota dell’articolo
APP. LUCCHESE: COSTA DIACCIONI ALL’ALTARETTO
Chi percorre la strada di fondovalle che dalla piana di Lucca risale il Serchio verso la Garfagnana, in qualche tratto noterà, sotto lo spartiacque appenninico tra Giovo e Rondinaio, una lunga linea diritta che sale in alto da sinistra a destra: è il bordo di un ampio altopiano erboso inclinato detto Piano dell’Altaretto, che si attesta al crinale tra i rilievi della Grotta Rosa e delle Cime dell’Altaretto; al di sopra si trovano balze rocciose che, interrotte da qualche canale, salgono allo spartiacque; al di sotto, su tutto il fronte del bordo del Piano altre balze rocciose precipitano per qualche decina di metri sui pendii sottostanti: è la Costa Diaccioni; ai suoi piedi giace un grande macereto di frana da cui si alzano alcuni bassi ma arditi torrioni. Il Piano dell’Altaretto è facilmente accessibile grazie al sentiero CAI 26, che lo risale per tutta la sua lunghezza; ma visitare la pur vicinissima Costa Diaccioni è un’altra cosa, perché la digressione, per quanto facile, si svolge fuori sentiero, su terreno scomodo e in luoghi solitari. Un po’ sotto la base di Costa Diaccioni si trova, nella bella radura prativa di Pian Bacoleta, la Baita Morena o Giancarlo Fedi, appartenente al Comune di Barga.
Sarebbe naturale, oltre che logico, raggiungere Costa Diaccioni dal versante lucchese, cioè dal rifugio Giovanni Santi alla Vétricia sopra Renaio (Barga) oppure da Piazzana sopra Coreglia Antelminelli passando dai ruderi di Bacchionero; ma ambedue questi accessi comportano lunghi e monotoni tratti su sterrati nel bosco. Si preferisce quindi descrivere l’accesso dall’opposto versante modenese, cioè dal Lago Santo, che è già di per sé una bellissima meta; in questo modo alla visita di Pian Bacoleta, di Costa Diaccioni e del Piano dell’Altaretto si aggiunge la percorrenza degli aperti e panoramici sentieri di collegamento tra tali località e il lago.
Nota toponomastica
La CTR chiama Ghiaccione ciò che qui viene chiamato Piano dell’Altaretto, toponimo che essa attribuisce invece ai pendii interposti tra il macereto sottostante la scarpata rocciosa e la Baita Morena, poco ripidi sì ma in prevalenza boscosi e tutt’altro che piatti; d’altra parte sulla CTR la scarpata rocciosa resta anonima, mentre il toponimo Costa Diaccioni viene collocato appena a Nord della radura in cui si trova la Baita Morena, designando forse la costa boscosa appena a monte; ‘Bacoleta’, infine, si trova a 330 m circa in linea d’aria a Nordovest della Baita, in corrispondenza di una zona boscosa senza speciali segni distintivi compresa tra i sent. CAI 26 e 28; ancora più a Nord si trova un Rio di Bacoleta.
Poiché i toponimi della CTR suscitano qualche perplessità, l’autore di questo articolo ha preferito adottare qui quelli a suo tempo appresi in ambito CAI, già qualche decennio fa, dalla bocca di esperti e autorevoli frequentatori e conoscitori della zona in questione; questa toponomastica coincide, peraltro, con quella utilizzata in vari testi dal gruppo scialpinistico La Focolaccia di Lucca, molto informato sul proprio territorio, già a partire da: La Focolaccia, Sci-alpinismo sull’Appennino Tosco-emiliano, Tamari 1979. È lì che si rammenta “una scarpata glaciale detta Costa Diaccioni alla cui base si trova un inconfondibile ed arcigno torrione”: tale torrione è ancora lì, arcigno e inconfondibile come allora; vi si citano inoltre “le radure di Pian Bacoleta dove sorgono i ruderi di una capanna di pastori”, che sembra essere l’attuale Baita Morena. Si aggiunga che su alcuni vecchi cartelli di legno ancora presenti sui sent. 26 e 28 si trova l’indicazione ‘Bacoleta’ in posizioni dalle quali è plausibile il riferimento a Pian Bacoleta come inteso da La Focolaccia e da questo articolo. Ma bisogna anche segnalare che: a) un altro cartello di legno alla Porticciola segnala ‘Pian Bacoletta’ a h 0.30 di distanza, che sembra un po’ poco per Baita Morena; e b) un cartello sulla Baita stessa definisce ‘Diacci’ (toponimo ignoto alla CTR) la località dove essa sorge.
Data l’incertezza che risulta da tutto questo sarebbe assai gradito, per maggiore chiarezza, qualche contributo da parte dei conoscitori locali della zona.
Dal parcheggio appena sotto il Lago Santo modenese (1450 m c.) con il sentiero CAI SI (Sentiero Italia, 529) si costeggia il lago, si sale al Passo della Boccaia (1587 m) e poi si traversano lungamente i c.d. Campi d’Annibale in bell’ambiente aperto e pianeggiante ai piedi del versante N del Giovo; ci si trova alla testata del Rio Fontanacce o Fontanone, di cui s’incontrano le sorgenti prima di salire al valico della Porticciola – detto talora impropriamente Colle Bruciata – tra Giovo e Cima dell’Omo sullo spartiacque appenninico (1714 m, h 1.30).
Si risale ora verso sinistra, cioè in direzione del Giovo, il sentiero di crinale (00 e 28) fino alla base del vero Colle Bruciata (un modesto rilievo quotato 1765.3 m); aggiratolo a destra, a una successiva selletta (1750.1 m) dal sentiero di crinale se ne stacca a destra un altro, ancora con il numero 28, che traversa scendendo dolcemente in versante lucchese, prima all’aperto e poi nel bosco, ma con notevoli aperture su canali scoscesi e belle balze rocciose, fino a incrociare il sent. 26 che proviene dalla Vetricia e sale al Piano dell’Altaretto e allo spartiacque. Si prosegue in discesa (questo tratto è in comune ai due segnavia) fino a una pozza artificiale sulla destra in località Fontanone (1463.5 m): appena al di sotto i sent. 26 e 28 si separano, scendendo l’uno alla Vetricia e l’altro a Bacchionero; prima di tale bivio si stacca a sinistra un sentiero pianeggiante, non segnalato e senza indicazioni ma largo ed evidente, che in breve porta alla Baita Morena (1518 m, h 1.00/2.30), vecchio edificio in legno attrezzato e arredato a bivacco, aperto e liberamente accessibile, situato in una bella radura erbosa detta Pian Bacoleta; sul lato opposto, al di là e al di sopra di un tratto boscoso, è in vista Costa Diaccioni in tutta la sua larghezza. Una traccia tra l’erba va in tale direzione, attraversa tutta la radura ed entra nel bosco, risalendolo tutto con poca pendenza; alcuni ometti sono di aiuto perché il terreno è alquanto confuso, ma nel dubbio basta salire in direzione di Costa Diaccioni (E); infine si esce all’aperto ai piedi del macereto sotto Costa Diaccioni, alla sua estremità sinistra (N): h 0.30/3.00.
N.B. – Da qui la labile traccia piega a sinistra su facili pendii erbosi, a lato della scarpata rocciosa, e confluisce in breve nel vicino, sovrastante sent. 26 all’estremità inferiore del Piano dell’Altaretto: utile raccordo, questo, per chi, dopo aver visitato la Baita Morena, volesse salire subito al Piano senza visitare compiutamente Costa Diaccioni; oppure per chi, provenendo dall’alto, volesse visitarla senza scendere fino alla Baita. Chi non trovasse tale incerta traccia di collegamento tra il sent. 26 e il macereto sotto Costa Diaccioni può comunque scendere o salire al meglio e a vista, senza difficoltà, i poco ripidi pendii da essa attraversata.
Giunti così sotto Costa Diaccioni, si percorre verso destra in lieve salita, per tutta la sua larghezza, il macereto ai suoi piedi in parallelo alla cortina rocciosa incombente, più o meno vicini alla sua base che si colloca poco sotto e poco sopra i 1700 m; si procede di sasso in sasso con cautela ma su terreno che si rivela meno franoso e pericolante di quel che sembrava; per buon tratto la cortina non ha punti deboli e non è superabile; presto ci si trova nei pressi di alcuni torrioni che si alzano per una o due dozzine di metri dal macereto: un paio sono salibili, ma non il più alto e imponente, quello già rammentato da La Focolaccia, forse coincidente con la quota 1690.5 m. Continuando la traversata verso S, trascurato un primo difficile canale che incide la bastionata conviene evitare anche quello successivo (percorribile ma delicato) per giungere invece fino a una larga dorsale in corrispondenza della quale terminano la fascia rocciosa e il macereto, e oltre la quale il terreno inizia a scendere: appena al di là si va a salire, tra erba e facili rocce, un ripido e breve invaso che porta al Piano dell’Altaretto nei pressi della quota 1753.5 m. Da qui, su terreno elementare, si piega a sinistra dove si vuole fino a confluire nel sent. 26, con il quale si esce infine sullo spartiacque tra le Cime dell’Altaretto a destra e la Grotta Rosa a sinistra (1875 m c., h 1.30/4.30).
Per il ritorno si può seguire il sentiero di cresta sia verso destra, più lungamente, fino al Passetto (da cui al Lago Baccio e al Lago Santo), sia più sbrigativamente verso sinistra: in questo caso, superata con un tratto attrezzato la Grotta Rosa (1953.2 m), poco oltre si scende a destra direttamente al Lago Santo seguendo il sent. 525 (h 1.30/6.00).
EE, dislivello 800 m, h 6.







