

Da carta MapTrek Italia Le dolomiti della Val di Lima e l’Orrido di Botri
VIA DELLA PIAGGIA DI MEZZO TRA LIMANO E VICO E LA VAL SESTAIONE
Nel libro Le dolomiti della Val di Lima e l’Orrido di Botri si descriveva la via dei Limani, “storico sentiero che”, iniziando a Granaia sopra Limano e valicando il crinale di Campolino, “collegava Limano alla Valle del Sestaione, rimontando il lungo crinale che divide la Valle della Scesta da quelle della Coccia di Limano in basso e della Coccia di Vico in alto” (pg. 164, it. C45).
Esiste, a Est della via dei Limani, un altro lungo sentiero di collegamento tra bassa Val di Lima e crinale di Campolino, che risale la valle della Coccia di Limano, oltrepassa il crinale che la divide da quella della Coccia di Vico, e rimonta e traversa quest’ultima in loc. Piaggia di Mezzo fino a valicare il crinale di Campolino a una sella tra Poggio Sentinella e Poggio degli Agli, situata quindi più a valle di quella a cui esce la via dei Limani. Tale sentiero, lunghissimo e quasi tutto ottimamente conservato, non oppone reali difficoltà e, anche grazie alla presenza di molti ometti e segni rossi, non dà particolari problemi di orientamento. Esso si svolge in gran parte nel bosco – per buon tratto in maestose faggete -, ma non è privo di affacci all’aperto che consentono la vista verso valle o sul crinale tra le due Cocce, sul quale spiccano la rocciosa Lezza Lunga e, più su, le Cime di Diaccio al Gallo. La via della Piaggia di Mezzo (come ci sembra legittimo chiamarla) offre a chi la percorre un ulteriore motivo d’interesse: quello di visitare, o di avvistare poco sopra o poco sotto il percorso principale, molte piazzole, tutte in ottimo stato e qualcuna sorretta da muri a secco monumentali, che in altra epoca erano destinate, come probabilmente la stessa via della Piaggia di Mezzo, al lavoro dei carbonai delle zone circostanti.
La via della Piaggia di Mezzo collega località molto distanti tra di loro. La si può inserire in due lunghi anelli: 1) abbinandola alla via dei Limani con partenza dalla Val Sestaione oppure da Limano passando da Granaia o dal Cavallino; ma si ha motivo di temere che allo stato attuale la via dei Limani sia alquanto degradata in basso; 2) abbinandola al sent. CAI 8 che collega Vico Pancellorum a Prato Bellincioni sul crinale di Campolino; il collegamento tra Vico alto e la via della Piaggia di Mezzo è costituito dal tracciato (it. C20) tra la Grotta dei Porci e la Foce delle Terre Rosse, poco oltre la quale in direzione di Granaia (it. C18 all’inverso) inizia appunto la via della Piaggia di Mezzo. Si ricorda che sia la foce d’uscita della via dei Limani sia quella d’uscita della via della Piaggia di Mezzo sia Prato Bellincioni si trovano sul sentiero CAI 500 (ex 100) che percorre il crinale di Campolino.
La descrizione seguente illustra appunto la via della Piaggia di Mezzo, che è inedita salvo una rappresentazione parziale, limitata alla sua parte bassa, nei fogli Bagni di Lucca e Abetone della vecchia carta IGM; e vi aggiunge l’accesso da Pian di Novello alla sua estremità superiore; per gli altri segmenti delle possibili gite effettuabili si rimanda al libro. Naturalmente, se all’anello si preferisce la traversata sarà necessario organizzarsi per il rientro alla base di partenza. Il senso di percorrenza della gita è indifferente; qui si sceglie la discesa.
Dalla Casetta di Pian di Novello (1181 m) si segue la strada forestale (ex pista di fondo); a un bivio si sale lungo il ramo di destra, al cui inizio si trova il rifugio Lagacciolo o Lippi; più oltre, dopo il secondo tornante verso sinistra, si continua lungamente su un tratto pianeggiante fino al punto in cui, sulla destra, inizia nel bosco un tracciato poco appariscente che sale al vicino crinale di Campolino. Il punto è riconoscibile per la presenza di un ometto, di un segno rosso sbiadito su un albero e dal numero 526 (anch’esso in rosso sbiadito; probabilmente è un’indicazione forestale) su un altro albero; con riferimento alla CTR, questo tracciato segue all’incirca il solco fluviale su cui figura una quota 1348.2 m, tra i toponimi Poggio Sentinella e Buche del Ghiaccarello [sic]. Esso sale poco evidente tra gli alberi, ancora marcato da segni e qua e là da resti di muretto; se lo si perdesse sarà sufficiente salire al meglio nel rado bosco fino al vicino e ben visibile crinale di Campolino, che si raggiunge a una sella tra Poggio Sentinella e Poggio degli Agli che si può chiamare Foce della Piaggia di Mezzo (1410 m c.): fin qui h 1.15.
Nel versante opposto (Coccia di Vico) il sentiero prosegue scendendo per pochi metri in un invaso, che poi abbandona per iniziare a traversare verso destra a mezza costa in ambiente aperto di erba, arbusti e rocce. Presto esso entra nel bosco, superando subito in salita il solo passaggio di qualche impegno di tutta la traversata: un gradino con due appoggi rocciosi solidi ma in esposizione per un metro o due. Si continua poi a lungo in loc. Piaggia di Mezzo, al di sotto del crinale di Poggio Sentinella o meglio delle suggestive strutture rocciose sottostanti (le Scaffe); si procede perlopiù in orizzontale con lievi saliscendi e qualche corta discesa, in genere nel bosco o con brevi tratti più aperti, seguendo un tracciato a mo’ di cengia (in qualche punto un po’ aerea) e avendo cura di non perdere di vista gli ometti e i segni rossi, ambedue frequenti e regolari sul percorso. Dopo aver superato diversi canali e dorsali, a h 1.20 dalla Foce della Piaggia di Mezzo bisogna fare attenzione a un bivio dove, anziché continuare – come si sarebbe portati a fare – su una vaga traccia che mantiene l’andamento orizzontale, bisogna invece tenersi sul marcato sentiero che cala nettamente a sinistra: una freccia rossa sul tronco di un faggio indica la direzione da prendere. Si scende ora dolcemente traversando alle pendici di Diaccio di Papo (rilievo sulla dorsale tra le due Cocce); in questa lunga sezione sono degni di nota alcuni bei tratti a tornanti, l’attraversamento di un macereto, e un passaggio franato da attraversare con attenzione o, meglio, da aggirare a monte. Tra le molte dorsali secondarie che vengono attraversate dal sentiero se ne segnala una (l’incrocio è a 1210 m c.; h 0.40/2.00 dalla Foce), ben riconoscibile perché preceduta da uno slargo prativo in piano, ed essa stessa erbosa all’inizio, più su boscosa; tale dorsale, che scende verso E da Diaccio di Papo, è quella che sulla CTR si trova tra i toponimi Diaccio di Papo e Aia del Vacchino; una traccia la risale.
N.B. 1 – Tale traccia, che si tiene sul largo filo o nei pressi e da ultimo traversa verso destra (seguire gli ometti!), conduce appunto a Diaccio di Papo, o meglio alla sella appena a monte da cui passa la via dei Limani: essa costituisce dunque un importante collegamento – per quanto si sappia l’unico su una pista in qualche modo battuta – con il tratto più alto, e sicuramente ancora percorribile, della via dei Limani, e rende quindi possibili interessanti combinazioni tra le due vie.
Trascurato più avanti un evidente sentiero che scende a sinistra a una vicina piazzola, e che lì termina, si prosegue a destra (ometto) in salita; infine, dopo un altro buon tratto si va a incrociare la dorsale divisoria tra le due Cocce a un ripiano erboso all’aperto con resti di recinzione (1125 m c.; h 0.30/2.30 dalla Foce). Di là, il sentiero traversa a destra e scende fino a un bivio, al quale bisogna tenersi a sinistra (ometti).
N.B. 2 – Dal bivio, il sentiero di destra sale a una caratteristica focetta rocciosa sulla dorsale tra le due Cocce e poi risale quest’ultima sul lato sinistro fino a una carbonaia dove termina. Da qui è facile guadagnare in breve per tracce verso destra il filo della dorsale; seguendolo poi verso l’alto si va a risalire con attenzione la bella e rocciosa Lezza Lunga (1305.8 m), la cui forma è ben descritta dall’aggettivo, e si raggiunge infine il meno interessante rilievo detto Diaccio di Papo (1407.1 m), arrotondato e boscoso con qualche rupe sommitale emergente tra gli alberi; alla sella poco al di là si trova la via dei Limani.
Il sentiero scende ora con pendenza regolare e con qualche tornante in versante Coccia di Limano fino ad attraversare il fondovalle; subito al di là continua poco evidente in un castagneto (seguire gli ometti e i segni!) fino a confluire con uno stretto tornante a destra nel tracciato che dalla Foce delle Terre Rosse va a Granaia (it. C18): 1010 m c., h 1.00/3.30 dalla Foce. Chi giunge qui in senso contrario deve porre attenzione ai segni e agli ometti presenti; il bivio, mal riconoscibile, si trova all’inizio della discesa che in destra idrografica porta al guado della Coccia di Limano.
EE, con un passaggio esposto e alcuni tratti su cenge un po’ sospese in loc. Piaggia di Mezzo.
Per il calcolo dei dislivelli delle varie possibili gite, oltre alle quote della Casetta di Pian di Novello (1181 m) e della Foce della Piaggia di Mezzo (1410 m c.) si tengano presenti quelle di Limano (513 m) e di Vico alto (656 m); inoltre, ci sono contropendenze sia sulla via della Piaggia di Mezzo (qualche decina di metri) sia, in minor misura, verso Limano e più verso Vico.
Il tempo di percorrenza della sola via della Piaggia di Mezzo è di h 3.30 in discesa dalla Foce della Piaggia di Mezzo alla confluenza nel sentiero tra la Foce delle Terre Rosse e Granaia; in salita naturalmente è maggiore.






